giovedì 11 agosto 2016

Avocado del diavolo

Avocado del diavolo


Ma quanto è buono l’avocado? Una cosa è certa: la crescita delle importazioni e l’aumento dei prezzi sui mercati internazionali stanno portando alla distruzione delle foreste di pini del Messico centrale. Gli alberi di avocado fioriscono alla stessa altitudine dei pini delle montagne del Michoacán, lo stato del Messico divenuto il principale produttore di avocado. Anche dove le foreste sono protette, gli agricoltori piantano giovani alberi nella foresta, e abbattono i pini man mano che gli alberi di avocado crescono, così nessuno si accorge che la foresta sta scomparendo. 
"Anche dove la deforestazione non si vede, ci sono avocado che crescono sotto i rami di pino, e prima o poi i pini saranno abbattuti” spiega Mario Tapia Vargas, ricercatore presso l'Istituto Nazionale Messicano delle Ricerche sulle Foreste l’Agricoltura l’Allevamento e la Pesca.

Le foreste del Michoacán sono essenziali per lo svernamento della farfalla monarca, e la deforestazione è molto più di una questione scientifica. Le autorità hanno già rilevato piccoli appezzamenti convertiti in piantagioni di avocado nella riserva per le farfalle monarca.
Come se non bastasse, un albero maturo di avocado  utilizza quasi il doppio dell'acqua della foresta naturale, e le piantagioni minacciano i leggendari torrenti cristallini di Michoacán, essenziali per le foreste e la fauna.

Secondo Greenpeace, la deforestazione minaccia anche le popolazioni locali: “oltre a devastare le foreste e minacciare le falde idriche, la coltivazione di avocado fa uso massiccio di prodotti chimici, mentre le casse di imballaggio dei frutti richiede grandi quantità di legna. Tutto questo rappresenta una minaccia per il benessere degli abitanti nella regione” spiega l'associazione. 
Intanto le strade rurali che attraversano le montagne sono ingolfate dal traffico di autocarri pesanti che trasportano avocado.
10 agosto 2016 

http://www.salvaleforeste.it

venerdì 15 luglio 2016

Sos biodiversità, è sotto livello di guardia nel globo
Studio, a rischio equilibri ambientali e salute dell'uomo


Sos biodiversità, è sotto livello di guardia nel globo © ANSA 
ROMA, 15 luglio 2016 - La biodiversità del globo è scesa sotto il "livello di guardia" a causa della distruzione degli habitat per il loro sfruttamento agricolo con conseguenze potenzialmente disastrose per gli equilibri ambientali e per l'uomo. A lanciare l'allarme è uno studio guidato da ricercatori londinesi secondo il quale per oltre la metà della superficie terrestre, che ospita più del 70% della popolazione mondiale, il livello di perdita di biodiversità è talmente diminuito da minare la capacità degli ecosistemi di supportare nel futuro le stesse vite umane.

Lo studio, pubblicato su Science e condotto dallo University College London, afferma che il nostro pianeta sta perdendo talmente tante specie che a rischio potrebbe esserci la stessa sopravvivenza dell'uomo. I ricercatori spiegano che la distruzione degli habitat naturali ha ridotto la varietà di piante e animali esistenti al punto che fenomeni naturali - come l'impollinazione, la decomposizione dei rifiuti, la regolazione del ciclo globale del carbonio - potrebbero non essere più in grado di funzionare correttamente, con rischi in particolare per l'agricoltura.
Basti pensare che sono oltre 240 le colture nel mondo, tra cui quelle di moltissimi frutti, che hanno bisogno di impollinatori come api e farfalle per sopravvivere. Tundra e foreste boreali sono le aree meno colpite, al contrario delle praterie, dove si concentra la maggior parte dell'industria agricola.

ANSA

giovedì 14 luglio 2016

In Adriatico 91 specie aliene, 9 sono nocive
Ispra vuole istituire sistema monitoraggio e allarme



In Adriatico 91 specie aliene, 9 sono nocive © ANSA 
ROMA, 14 luglio 2016 - Sono 91 le specie aliene ritrovate in quattro porti dell'Adriatico (Trieste, Venezia, Ancona, Bari). Sono arrivate con le acque di zavorra delle navi: nove di queste specie sono potenzialmente nocive. Per questo l'Ispra (l'istituto governativo di indagini ambientali) vuole realizzare un sistema per il monitoraggio dei porti italiani per individuare le specie aliene e un sistema di allerta che diffonda subito la notizia dell'avvistamento.

Sono alcuni degli obiettivi del progetto europeo BALMAS sulla gestione delle acque di zavorra delle navi in Adriatico (Ballast Water Management System for Adriatic Sea Protection), progetto che si conclude a settembre e su cui oggi ISPRA promuove un Infoday a Bari, uno dei porti dell'Adriatico coinvolti nelle ricerche condotte dall'ente e dai suoi partner italiani e internazionali.

Solo nel porto pugliese, il monitoraggio sulla componente bentonica, vale a dire degli organismi che vivono associati al fondo, ha permesso di individuare 11 specie non indigene su fondi duri, 3 specie non indigene di fondi mobili e 2 specie macroalgali aliene.

Tra questi organismi ci sono ad esempio il polichete Pseudopolydora vexillosa, finora trovato solo a Taiwan, il polichete Hydroides elegans, proveniente dall'Australia e il bivalve Anadara transversa, probabilmente originario del Golfo del Messico, già segnalato in Adriatico a partire dal 2001 e considerato una delle peggiori specie invasive presenti nel Mediterraneo.

Più in generale nei quattro porti investigati in Italia (oltre a Bari sono stati coinvolti quelli di Trieste, Venezia e Ancona) sono state individuate 91 specie non indigene, 9 delle quali potenzialmente nocive. Il mare Adriatico è il mare italiano con il più elevato numero di specie non indigene, in particolare nella sua parte nord.

ANSA

sabato 4 giugno 2016

L'evoluzione delle orche modellata dalla 'cultura'
Il loro Dna è segnato dall'esperienza, come accade agli umani


4 giugno 2016 - Anche le orche, come gli umani, si sono evolute grazie alla 'cultura': l'insieme delle esperienze fatte nel tempo e tramandate di generazione in generazione (ad esempio per la pesca o la caccia alle foche) hanno finito per modellare il Dna di questi giganti marini, aiutandoli ad adattarsi rapidamente a vivere in habitat anche molto diversi tra loro, che vanno dall'Artico fino all'Antartide. E' quanto rivela l'analisi del Dna di 50 esemplari, pubblicata su Nature Communications dal gruppo di ricerca guidato da Andrew Foote dell'Università di Berna, in Svizzera.

Le 50 orche studiate appartengono a cinque diversi gruppi genetici: due vivono nell'oceano Pacifico e tre in quello Antartico. Dalla comparazione dei Dna è emerso che discendono tutti da un antenato comune, vissuto circa 250.000 anni fa. I loro percorsi evolutivi hanno cominciato a dividersi quando alcuni esemplari si sono allontanati (in branchi composti da decine o centinaia di esemplari) per andare a conquistare nuovi habitat. Dopo i primi momenti di difficoltà affrontati dalle orche 'esploratrici', il numero degli esemplari di ciascun gruppo ha iniziato a salire: le esperienze fatte per adeguarsi al nuovo ambiente sono state quindi tramandate di generazione in generazione, lasciando un'impronta unica sul Dna che ha rinforzato l'identità genetica di ciascun gruppo.

Questo processo di modellamento del genoma indotto dall'esperienza era stato studiato finora solo nell'uomo: un classico esempio riguarda i geni per la tolleranza al lattosio, sviluppati dalle prime popolazioni di agricoltori e allevatori in seguito all'introduzione dell'attività lattiero-casearia.


ANSA

mercoledì 1 giugno 2016

Cibo & Salute

Residui antibiotici nel miele, veterinari lanciano allarme

Api potrebbero diventare vettori di antibiotico-resistenza



 © ANSA
1 giugno 2016 - Allarme residui antibiotici per il miele. Arriva dalla Federazione nazionale ordini veterinari italiani (Fnovi) che, in una nota, riporta i dati del rapporto pubblicato a maggio dall'Efsa (European Food Safety Auctority) che evidenziano come campioni non conformi delle sostanze residue medicinali sugli animali e sui prodotti animali censite nel 2014\2015 siano presenti per lo 0,02% nella carne di suino, per lo 0,21% nelle carni ovine, per lo 0,54% nelle carni equine e per lo 0,72% nel miele. ''Gli eccessi rilevati sono sorprendenti - sottolinea in una nota la Fnovi - se si pensa alla consuetudine dei consumatori di ricercare qualità naturali nel prodotto delle api. Api che le Nazioni Unite indicano in un report quali impollinatrici senza le quali sparirebbero più di 70 delle 100 colture principali che forniscono circa il 90% del nutrimento della popolazione mondiale come frutta e verdura, oltre al fieno per alimentare il bestiame''.
"La possibilità di utilizzare antimicrobici in apicoltura - rileva il presidente Gaetano Penocchio prospetta un quadro rovinoso. Le api, infatti, potrebbero diventare vettori di antibiotico-resistenza, senza alcuna possibilità di controllo e quindi di difesa dalla contaminazione per le colture e per l'ambiente. Non ha alcun senso intraprendere campagne europee e nazionali contro l'utilizzo di antimicrobici in medicina umana e in veterinaria e poi non porsi criticamente nei confronti dell'impatto ambientale che si produrrebbe a trattare animali che abitano 14 milioni di alveari e volano ovunque sul territorio e sui campi" conclude Penocchio.


ANSA

venerdì 13 maggio 2016

Abbattete l'ultima foresta d'Europa!


Una delle ultime foreste intatte dell'Europa è in pericolo. Białowieża è l’unica grande foresta millenaria di pianura rimasta in Europa. Questa foresta ospita gli alberi più grandi del continente, e l’ultimo grande mammifero selvatico d'Europa, il bisonte. Solo una piccola parte di questa foresta (il 16 per cento) è protetto dallo status di parco nazionale e altre parti sono protette dall’Unione Europea e come sito del patrimonio mondiale dell'Unesco. Il resto è considerato "foresta commerciale" e il governo polacco ne vuol fare una mera cava di legname. Negli ultimi anni, infatti, gli ambientalisti hanno vinto la battaglia per mettere sotto controllo il taglio degli alberi: le comunità locali e il governo possono abbattere e raccogliere solo una quota di legname ogni anno. Il nuovo ministro dell'ambiente Jan Szyszk però ha deciso di aprire la foresta al taglio commerciale, guarda caso proprio quando la quota prevista è stata già raggiunta. Il ministro sostiene che il legno resti "marcire" in quanto gli abeti vengono uccisi dal Bostrico dell’abete, un coleottero che divora la corteccia dell’abete rosso. In gioco però non ci sono gli abeti rossi in decomposizione, ma evidenti interessi commerciali. E infatti gli scienziati hanno sbugiardato le ragioni "scientifiche" del taglio promosse dal governo polacco: "Se permettiamo che diventi una foresta produttiva, perderà il suo valore e la sua biodiversità". dice Rafał Kowalczyk, direttore dell’Istituto di ricerca sui Mammiferi di Białowieża, intervistato dal Guardian "Ci vorranno centinaia di anni per porre riparo a questa distruzione"

Come spiega Kowalczyk, l'abete rosso ha radici poco profonde, e soffre per i terreni divenuti più aridi in seguito al cambiamento climatico. Questo è il motivo per cui questo albero è ha perso le difese verso il famigerato coleottero. Si tratta a questo punto di un processo naturale per la creazione di una foresta più resistente: in aree dove abete non riesce a rigenerare, sarà rapidamente sostituito da altre specie - come carpine e tiglio - più adatte alle nuove condizioni ambientali. Inoltre, una foresta naturale è e deve essere ricca di legno morto: non è uno spreco, come sostiene il ministro, ma un habitat essenziale per un gran numero di invertebrati e di altri animali. Per esempio, il picchio tridattilo è quattro volte più raro nella parte commercialmente della foresta di Białowieża, dove gli alberi morti sono più raro.


Ampi tratti della foresta di Białowieża sono unici perché non sono mai stati abbattuti, ma la foresta non è tutta millenaria. Infatti questo grande paesaggio forestale sostiene una popolazione umana che si sostiene col turismo, con la produzione di miele, la raccolta di funghi, la caccia e un moderato prelievo di legname. Lo scontro tra natura intatta come spreco contrapposto alle necessità delle comunità locali non è che un pasticcio demagogico di nessun valore scientifico. Il coleottero in realtà viene usato come pretesto per interessi commerciali che hanno ben poco a che vedere con il benessere delle comunità locali.


In realtà solo il 57% devoluti da abbattere hanno a che fare con alberi compiti dal coleottero, il cui legno è economicamente inutilizzabile. Le imprese del legno sono invece interessate agli albori sani, possibilmente ai grandi alberi secolari. Ma il guadagno dei venditori di legname è nulla in paragone al valore dell’ultima grande foresta di pianura ancora intatta. E gli scienziati avvertono che aprire al taglio anche aree limitate rischia di spazzare via intere specie. Inoltre, secondo gli scienziati, il parco di Białowieża è ancora troppo piccolo per sostenere alcune specie: 100 chilometri quadrati di parco a fronte di habitat, come quello della lince, che si estendono comunemente intorno ai 300 chilometri quadrati. Insomma, sostengono gli scienziati, il parco va esteso, e fette più ampie di foresta protette. 

27 aprile 2016

lunedì 9 maggio 2016

Aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c'è il glifosato

Ispra, aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c'è il glifosato

Due campioni su tre, fra quelli superficiali, contengono sostanze inquinanti. Contaminata anche una falda sotterranea su tre. Il glifosato viene ritenuto dall'Oms probabilmente cancerogeno



ROMA - Aumentano i pesticidi nei punti monitorati delle acque italiane, sia in quelle superficiali (più 20% tra il 2003 e il 2014) sia in quelle sotterranee (più 10%). Lo afferma l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nell'edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque, relativa al 2013-2014.

Secondo le analisi dell'Istituto, le acque superficiali (fiumi, laghi, torrenti) contengono pesticidi nel 64% dei 1.284 punti monitorati (nel 2012 erano il 57%), quelle sotterranee nel 32% dei 2.463 punti studiati (erano il 31% nel 2012). Un campione superficiale su cinque in Italia non è solo contaminato, ma supera anche il livello di qualità ambientale. L'inquinamento è più diffuso nella pianura padano-veneta, anche perché lì sono più frequenti i monitoraggi. Fra le sostanze rilevate più spesso c'è il glifosato, insieme al suo prodotto di decadimento, l'Ampa.



Ispra, aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c'è il glifosato 
 
Il glifosato è al centro di una polemica scientifica da quando l'Oms lo ha dichiarato probabilmente cancerogeno a marzo dell'anno scorso. A ottobre l'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza ambientale) aveva pubblicato un nuovo dossier, definendo al contrario "improbabile" il rapporto fra questo erbicida e i tumori. L'Unione Europea dovrà decidere entro giugno se prorogare l'autorizzazione all'uso del diserbante nel territorio dell'Ue. Le discussioni della Commissione si sono sempre chiuse finora con una fumata nera.

L'Ispra ha messo insieme i risultati forniti dalle varie agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Lo stesso Istituto ha precisato che la copertura del territorio è tutt'altro che omogenea e molti dati relativi al centro-sud non sono mai arrivati. Molise e Calabria non hanno fornito alcuna informazione, mentre per altre regioni mancano i numeri sulle acque sotterranee. Le analisi relative al glifosato e all'Ampa vengono svolti solo in Lombardia e Toscana e solo in superficie.

Anche con campionamenti così limitati, il diserbante delle controversie risulta comunque "fra i principali responsabili del superamento dei limiti di qualità ambientale" scrive l'Ispra. E' stato ritrovato infatti nel 40% dei campioni di acqua analizzati, mentre l'Ampa arriva al 71% dei campioni.





Ispra, aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c'è il glifosato
A preoccupare l'Istituto è la "diffusione elevata" degli inquinanti "anche nelle acque sotterranee, con pesticidi presenti nelle falde profonde naturalmente protette da strati geologici poco permeabili". Il 7% di questi campioni è contaminato oltre i livelli di qualità ambientale.
Se i diserbanti restano le sostanze più diffuse (anche perché vengono usati in primavera, quando piove di più), sono in aumento fungicidi e insetticidi come i neonicotinoidi, accusati della moria delle api e degli altri insetti impollinatori.

Ispra, aumentano i pesticidi delle acque. Fra i più diffusi c'è il glifosato
Sempre più spesso l'Ispra rileva nell’acqua la presenza di molte sostanze tossiche contemporaneamente: "Più che in passato sono state trovate miscele di sostanze contenenti anche decine di componenti diverse. Ne sono state rilevate fino a 48 in un singolo campione. La tossicità di una miscela è sempre più alta di quella dei singoli componenti" scrive l’Istituto.

L'aumento dell'inquinamento dell’acqua è in controtendenza con i dati sulle vendite dei pesticidi, che oggi vengono sparsi sui nostri campi al ritmo di 130mila tonnellate all'anno, con un calo del 12% rispetto al 2001. "In molte aree del centro-sud - spiega l'Ispra - solo con ritardo sta emergendo una contaminazione prima non rilevata". I tempi di smaltimento di queste sostanze, inoltre, sono molto lunghi. Soprattutto nelle acque sotterranee.


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